Internet non è diverso dalla vita di tutti i giorni; anche online il cittadino viene messo di fronte a diritti e doveri, veri e propri codici di condotta che regolano le reti sociali e che è necessario conoscere per un uso responsabile e sicuro della rete. E' un'idea che abbiamo tante volte ripetuto anche su questo blog e di cui siamo davvero convinti. Per questo, oggi abbiamo lanciato Non perdere la bussola, progetto educativo in collaborazione con la Polizia Postale delle Comunicazioni e il Ministero dell'Istruzione, per sensibilizzare e formare i giovani tra i 13 e i 18 anni sui temi della sicurezza in Rete e dell’uso responsabile delle community online.
A partire dall’anno scolastico 2009-2010, l’iniziativa prevede l’organizzazione di una serie di workshop formativi gratuiti, tenuti da operatori della Polizia delle Comunicazioni presso le scuole che ne faranno richiesta, con l’obiettivo di insegnare ai ragazzi che navigano in Rete e frequentano YouTube come sfruttare le potenzialità comunicative del web e delle community online senza correre rischi connessi alla privacy, al caricamento di contenuti inappropriati, alla violazione del copyright e all’adozione di comportamenti scorretti o pericolosi.
Se due persone pianificano un crimine per telefono, verranno presumibilmente perseguite e punite. Ma è possibile che sia punita anche la compagnia telefonica? Alzi la mano chi risponderebbe di sì a questa domanda.
Il principio è semplice: la compagnia telefonica offre i cavi per veicolare la voce da un luogo ad un altro, in alcuni casi potrebbe offrire anche l’apparecchio telefonico, ma non influenzerà, né sceglierà mai, i contenuti delle chiamate.
Proviamo a rifare la domanda, sostituendo, alla compagnia telefonica, gli intermediari della società dell’informazione (access providers; host providers; search engines; auction platforms; web 2.0 operators ecc). Qualcuno ha alzato la mano? Purtroppo, non posso vedervi al di là dello schermo, ma credo davvero che nessuno lo abbia fatto.
Il perché è evidente. Al pari delle compagnie telefoniche, gli intermediari della società dell’informazione – ovvero tutti quei servizi che ci permettono ogni giorno di pubblicare in Rete blog, foto, video e aste online – non selezionano le informazioni da diffondere, non scelgono i destinatari delle informazioni stesse e non le modificano durante tutto il processo di trasmissione.
Pensiamo ad esempio, al funzionamento di Google. Google (così come gli altri motori di ricerca) si limita a svolgere un ruolo di semplice intermediazione tecnica, lasciando agli utenti la scelta dei contenuti. Per effettuare una ricerca è sufficiente digitare uno o più termini nell'inbox, quindi premere "Invio". Google restituirà un elenco di pagine web correlate ai termini ricercati e visualizzate in ordine di pertinenza, in maniera del tutto automatica e secondo determinati fattori. Rispetto ai contenuti, Google si trova in una posizione di assoluta imparzialità, esattamente come avviene per gli operatori che offrono servizi di connessione alla Rete. Questo vale sia per il servizio di ricerca che per quello di pubblicazione dei collegamenti sponsorizzati (AdWords) che, come ci insegna Chris Anderson nel libro: “La coda lunga”, ha permesso alle Piccole e Medie imprese europee di far conoscere i loro prodotti e servizi in tutto il mondo.
La direttiva sul commercio elettronico (n. 31 del 2000), che disciplina la responsabilità degli operatori della Rete, ha riconosciuto l'immunità per i soggetti che agiscono come semplici intermediari della società dell’informazione. In questo modo, si è stabilita una netta demarcazione tra coloro che realizzano i contenuti da diffondere su Internet e coloro che, in qualità di intermediari tecnologici, offrono i mezzi e gli strumenti per diffondere questi contenuti. Questa normativa ha favorito il rapido sviluppo di Internet e la crescita dellanew economy nel territorio dell’Unione Europea. Basti solo ricordare che, secondo i dati della Commissione, il mercato per i contenuti online all’interno dell’Unione si sta sviluppando ad una velocità impressionante: i ricavi della vendita di contenuti passeranno dai 1.8 miliardi di Euro nel 2005 ai 8.3 miliardi del 2010. La direttiva, inoltre, ha raggiunto l’obiettivo di armonizzare le differenze tra le singole legislazioni e le giurisprudenze nazionali che, esprimendo opinioni differenti circa la responsabilità degliISPs , costituivano un ostacolo al corretto funzionamento del mercato interno e allo sviluppo dei servizi, determinando possibili distorsioni della concorrenza.
Nel corso del 2008, la Commissione Europea sarà chiamata a riesaminare il testo della direttiva, ma visti i risultati positivi raggiunti è auspicabile che non siano apportate modifiche o che le stesse siano valutate con estrema attenzione sull’impatto nell’ecosistema di Internet. Gli intermediari della società dell’informazione, infatti, non possono essere eletti a “capri espiatori” degli illeciti commessi in Rete, né essere chiamati a rispondere degli illeciti commessi da terzi solo perché molto popolari.
L’impatto sull’economia europea della direttiva sul commercio elettronico dimostra che l’affermazione del principio di neutralità rappresenta una strada obbligata, se si vuole assicurare lo sviluppo del Web 2.0 (ossia la diffusione dei contenuti creati dagli utenti) la cui importanza è stata recentemente confermata dall’OCSE (OECD), che ha dimostrato come questo fenomeno vada oltre l’utilizzo individuale delle tecnologie, per diventare un importante driver di sviluppo ed innovazione per tutto il sistema economico europeo.
È possibile inviare un’email al nostro ufficio stampa all’indirizzo: press-italia@google.com Qualora il messaggio non provenisse da un membro della stampa, non ci sarà risposta. Per tutte le altre domande, è possibile visualizzare le nostre opzioni di contatto.